Buratti e l’arte figurativa contemporanea

olio su tela
olio su tela

Raccontare le diverse sfaccettature del talento straordinario di Romano Buratti mi risulta facile e nel contempo complesso. Romano è l’artista dal tocco felice, sempre governato da un’enfasi creativa che non si è esaurita nei vari decenni di assiduo lavoro, alimentata da una sicura padronanza degli strumenti. Ogni elemento del linguaggio visivo: (segno – colore – spazio – composizione – luce e ombra) risulta condotto con dominio e competenza, egli può permettersi di disegnare in sicurezza direttamente con il pennello, e questo non è cosa da poco. Nei quadri di piccole dimensione emerge con chiarezza questa abilità, Ne risulta che viene esaltata nelle opere più impegnative e spesso di dimensioni monumentali dove l’artista si può esprimere con tutta l’irruenza segnica e la potenza cromatica. Ne risulta un insieme sempre carico di emotività e dinamismo. Queste indiscutibili qualità hanno permesso a Buratti di presentarsi oggi nella galleria più importante della sua città regalando a chi apprezza e conosce l’arte della pittura una occasione di gradevole soddisfazione e arricchimento spirituale. Sarebbe tuttavia riduttivo soffermarsi sugli aspetti tecnici che così facilmente emergono, perché nell’opera del maestro cesenate non mancano i contenuti: è un frutto di bella buccia ma anche di buona sostanza. Le varie situazioni descritte ci presentano una gamma vasta di personaggi che palesano l’appartenenza a un mondo di schietta umanità, lontani dai contesti metropolitani della moderna società compiuterizzata che porta all’incomunicabilità e al distacco della concretezza dei rapporti umani, facendo scivolare in particolare le giovani generazioni in una sempre maggiore incertezza nel futuro. Nelle opere che Buratti ci propone si sente l’armonia della gente che lavora , si incontra, gioca, si diverte ballando. I personaggi in bicicletta o le tavolate allegre sono sempre situazioni che appartengono a una condizione positiva, serena, di sentimenti condivisi, dove la famiglia riveste ancora un ruolo fondamentale. Forse Romano proverà una certa nostalgia per questo mondo che scompare e non escludo che nel suo lavoro ci sia un messaggio di preoccupazione. Mi auguro che questa importante mostra sia visitata dai giovani, che potranno trarne qualche beneficio per l’aspetto estetico delle opere ma soprattutto per i contenuti in grado di favorire una riflessione critica sui modi di vivere che la nostra società sembra indicarci come insostituibile, senza alternative.

Grazie quindi a Buratti, pittore non sempre considerato per il valore che gli spetta. La “confusione” presente nel contesto artistico generale e locale, tuttavia, non gli ha certamente impedito di affermarsi, esponendo in sedi prestigiose nell’intero territorio nazionale. Occorre sottolineare inoltre, che, sempre senza ambiguità o coperture occulte pseudopolitiche care ai numerosissimi dilettanti, specialisti nell’autoreferenzialità, Buratti ha superato i confini nazionali unico, fra i cesenati: soprattutto in Germania e Francia, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Austria e Spagna è presente con opere di riconosciuto valore che danno lustro anche alla nostra città e lo collocano a pieno titolo tra i maestri dell’arte figurativa contemporanea.

Prof. CARLO PANZAVOLTA

Docente di disegno e storia dell’arte

Realismo sociale ed esistenziale

olio su tela
olio su tela

Quella di Buratti è una figurazione fortemente legata alla realtà sociale, al territorio, agli avvenimenti che scandiscono il passare del tempo e il mutare delle stagioni ”segnando” ineluttabilmente la vita individuale delle persone. In ogni sua opera rivive la memoria e il ricordo, il recupero di emozioni, sentimenti e atmosfere che quasi sempre sembrano rimandare a primi anni del “900, anni che in realtà sembrano lontanissimi se si considerano le conquiste tecnologiche e scientifiche o le grandi evoluzioni della comunicazione, ma sempre attuali per carica emotiva e poetica, per genialità ed invenzione artistica. Espressione che si avvicina al “Realismo Sociale” ma più ancora al “Realismo Esistenziale” in quanto nel nostro non c’è rivendicazione sociale e/o politica, ma piuttosto riflessione e contemplazione poetica, evocazione di un mondo semplice e incontaminato fatto di vita serena e sani principi, lontano dall’odierno frastuono, dal consumismo e dalla globalizzazione selvaggia, dal facile e obbligato arrivismo. Allora, le sue immagini vere e concrete, i suoi personaggi presi dalla vita di tutti i giorni si coprono di magia e stupore, vengono immersi in atmosfere incantate e fiabesche, in dimensioni rarefatte e sospese, in bilico tra sogno, memoria e verità. E i contadini, i pescatori, i giocatori di carte, gli uomini delle osterie e le caratteristiche donne del popolo (contadine e massaie) diventano attivi protagonisti di umane vicende, di storie di vita cariche di umanità e partecipazione, si fanno scenografiche visioni felliniane dominate dall’invenzione e dalla creatività dove il soggetto realistico diventa tema visionario e fantastico. Anche il rapporto uomo-donna viene visto e interpretato con grande personalità e fresca vena creativa, senza mai scadere nel volgare o nella banale semplificazione descrittiva. Così l’aspetto affettivo-sentimentale e quello erotico spesso convivono e diventano l’uno complementare dell’altro, ma tutto viene affrontato con sottile ironia e senso poetico, con eleganza e raffinata interpretazione. Anche i suoi uomini, dai pantaloni larghi e dal “cavallo” basso cosi da apparirci goffi e trasandati, si vestono di umanità e infinita tenerezza. Pure dal punto di vista estetico-formale, Buratti presenta doti e capacità di grande interesse. Il suo segno grafico è rapido e potente, sicuro e graffiante. Con pochi tocchi riesce a rendere la forza fisica e il carattere dei personaggi, gli stati d’animo, le ansie, il movimento, le intensità delle espressioni. I colori sono forti e puliti, di chiara derivazione Espressionista, come le “volute” dilatazioni di mani e piedi a rendere tutta la forza, fisica e interiore , di uomini e donne provati dalla fatica e dalla vita “grama”. Ogni tanto, nelle sue opere, compaiono interessanti ”tagli geometrici”, in pratica un post-cubismo rivisto e personalmente interpretato che scandisce lo spazio, sgretola la luce, anima le scene. Straordinario artista, Romano Buratti! Forse l’unico in grado di rendere con tanta forza e verità, con tanta emozione e sentimento, la poesia dei suoi luoghi e della sua gente.

LICINIO CARINI

Alla ricerca di un mondo ormai perduto

olio su tela

Un po’ Rosai, un po’ Migneco, ma soprattutto Buratti. Le sue mostre rappresentano una piacevole occasione per rammentare come, da presupposti identici, possono derivare conclusioni quanto mai differenti. Cresciuto in un ambiente contadino, Buratti trae spunto da queste sue memorie infantili per ricercare un mondo ormai perduto, ma senza velarlo di nessuna malinconia, senza elegia né idealizzazione. “Odio la retorica in qualunque forma” dice l’artista, e si vede: qui manca tanto la rarefazione strapaesana di Rosai, le sue figurette di bevitori sospesi nell’aria (cui Buratti risponde con omoni e donnone saldamente piantati -radicati, quasi – nel terreno) quanto la violenza espressionistica di Migneco o del primo Zigaina (a cui comunque Buratti è più vicino, soprattutto per la resa irta, spigolosa, di qualunque dato naturalistico). In certi elementi, come l’uso del collage per rendere la carta del giornale (“una piccola malizia”, confessa), si nota la memoria di soluzioni cubiste, ma qui a scomporre e ricomporre il mondo non è la geometria, bensì l’ironia, la capacità di conferire ad ogni immagine l’autonomia di una vignetta – Buratti è stato a lungo disegnatore umoristico -. E così ogni mostra si trasforma in un unico lungo racconto, vivacissimo di gesti netti, fisionomie rudi, scarpe grosse, mani callose. Un racconto sulla gente che si allontana dagli stereotipi della Romagna perché “la gente umile è uguale dappertutto”.

GIOVANNI LUISEN

Buratti e l’arte figurativa contemporanea

olio su telaRaccontare le diverse sfaccettature del talento straordinario di Romano Buratti mi risulta facile e nel contempo complesso. Romano è l’artista dal tocco felice, sempre governato da un’enfasi creativa che non si è esaurita nei vari decenni di assiduo lavoro, alimentata da una sicura padronanza degli strumenti. Ogni elemento del linguaggio visivo: (segno – colore – spazio – composizione – luce e ombra) risulta condotto con dominio e competenza, egli può permettersi di disegnare in sicurezza direttamente con il pennello, e questo non è cosa da poco. Nei quadri di piccole dimensione emerge con chiarezza questa abilità, Ne risulta che viene esaltata nelle opere più impegnative e spesso di dimensioni monumentali dove l’artista si può esprimere con tutta l’irruenza segnica e la potenza cromatica. Ne risulta un insieme sempre carico di emotività e dinamismo. Queste indiscutibili qualità hanno permesso a Buratti di presentarsi oggi nella galleria più importante della sua città regalando a chi apprezza e conosce l’arte della pittura una occasione di gradevole soddisfazione e arricchimento spirituale.olio su tela Sarebbe tuttavia riduttivo soffermarsi sugli aspetti tecnici che così facilmente emergono, perché nell’opera del maestro cesenate non mancano i contenuti: è un frutto di bella buccia ma anche di buona sostanza. Le varie situazioni descritte ci presentano una gamma vasta di personaggi che palesano l’appartenenza a un mondo di schietta umanità, lontani dai contesti metropolitani della moderna società compiuterizzata che porta all’incomunicabilità e al distacco della concretezza dei rapporti umani, facendo scivolare in particolare le giovani generazioni in una sempre maggiore incertezza nel futuro. Nelle opere che Buratti ci propone si sente l’armonia della gente che lavora , si incontra, gioca, si diverte ballando. I personaggi in bicicletta o le tavolate allegre sono sempre situazioni che appartengono a una condizione positiva, serena, di sentimenti condivisi, dove la famiglia riveste ancora un ruolo fondamentale. Forse Romano proverà una certa nostalgia per questo mondo che scompare e non escludo che nel suo lavoro ci sia un messaggio di preoccupazione. Mi auguro che questa importante mostra sia visitata dai giovani, che potranno trarne qualche beneficio per l’aspetto estetico delle opere ma soprattutto per i contenuti in grado di favorire una riflessione critica sui modi di vivere che la nostra società sembra indicarci come insostituibile, senza alternative.

Grazie quindi a Buratti, pittore non sempre considerato per il valore che gli spetta. La “confusione” presente nel contesto artistico generale e locale, tuttavia, non gli ha certamente impedito di affermarsi, esponendo in sedi prestigiose nell’intero territorio nazionale. Occorre sottolineare inoltre, che, sempre senza ambiguità o coperture occulte pseudopolitiche care ai numerosissimi dilettanti, specialisti nell’autoreferenzialità, Buratti ha superato i confini nazionali unico, fra i cesenati: soprattutto in Germania e Francia, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Austria e Spagna è presente con opere di riconosciuto valore che danno lustro anche alla nostra città e lo collocano a pieno titolo tra i maestri dell’arte figurativa contemporanea.

Prof. CARLO PANZAVOLTA

Docente di disegno e storia dell’arte

Realismo sociale ed esistenziale

olio su telaQuella di Buratti è una figurazione fortemente legata alla realtà sociale, al territorio, agli avvenimenti che scandiscono il passare del tempo e il mutare delle stagioni ”segnando” ineluttabilmente la vita individuale delle persone. In ogni sua opera rivive la memoria e il ricordo, il recupero di emozioni, sentimenti e atmosfere che quasi sempre sembrano rimandare a primi anni del “900, anni che in realtà sembrano lontanissimi se si considerano le conquiste tecnologiche e scientifiche o le grandi evoluzioni della comunicazione, ma sempre attuali per carica emotiva e poetica, per genialità ed invenzione artistica. Espressione che si avvicina al “Realismo Sociale” ma più ancora al “Realismo Esistenziale” in quanto nel nostro non c’è rivendicazione sociale e/o politica, ma piuttosto riflessione e contemplazione poetica, evocazione di un mondo semplice e incontaminato fatto di vita serena e sani principi, lontano dall’odierno frastuono, dal consumismo e dalla globalizzazione selvaggia, dal facile e obbligato arrivismo. Allora, le sue immagini vere e concrete, i suoi personaggi presi dalla vita di tutti i giorni si coprono di magia e stupore, vengono immersi in atmosfere incantate e fiabesche, in dimensioni rarefatte e sospese, in bilico tra sogno, memoria e verità.olio su telaE i contadini, i pescatori, i giocatori di carte, gli uomini delle osterie e le caratteristiche donne del popolo (contadine e massaie) diventano attivi protagonisti di umane vicende, di storie di vita cariche di umanità e partecipazione, si fanno scenografiche visioni felliniane dominate dall’invenzione e dalla creatività dove il soggetto realistico diventa tema visionario e fantastico. Anche il rapporto uomo-donna viene visto e interpretato con grande personalità e fresca vena creativa, senza mai scadere nel volgare o nella banale semplificazione descrittiva. Così l’aspetto affettivo-sentimentale e quello erotico spesso convivono e diventano l’uno complementare dell’altro, ma tutto viene affrontato con sottile ironia e senso poetico, con eleganza e raffinata interpretazione. Anche i suoi uomini, dai pantaloni larghi e dal “cavallo” basso cosi da apparirci goffi e trasandati, si vestono di umanità e infinita tenerezza. Pure dal punto di vista estetico-formale, Buratti presenta doti e capacità di grande interesse.

Il suo segno grafico è rapido e potente, sicuro e graffiante. Con pochi tocchi riesce a rendere la forza fisica e il carattere dei personaggi, gli stati d’animo, le ansie, il movimento, le intensità delle espressioni. I colori sono forti e puliti, di chiara derivazione Espressionista, come le “volute” dilatazioni di mani e piedi a rendere tutta la forza, fisica e interiore , di uomini e donne provati dalla fatica e dalla vita “grama”. Ogni tanto, nelle sue opere, compaiono interessanti ”tagli geometrici”, in pratica un post-cubismo rivisto e personalmente interpretato che scandisce lo spazio, sgretola la luce, anima le scene. Straordinario artista, Romano Buratti! Forse l’unico in grado di rendere con tanta forza e verità, con tanta emozione e sentimento, la poesia dei suoi luoghi e della sua gente.

LICINIO CARINI

Alla ricerca di un mondo ormai perduto

olio su telaUn po’ Rosai, un po’ Migneco, ma soprattutto Buratti. Le sue mostre rappresentano una piacevole occasione per rammentare come, da presupposti identici, possono derivare conclusioni quanto mai differenti. Cresciuto in un ambiente contadino, Buratti trae spunto da queste sue memorie infantili per ricercare un mondo ormai perduto, ma senza velarlo di nessuna malinconia, senza elegia né idealizzazione. “Odio la retorica in qualunque forma” dice l’artista, e si vede: qui manca tanto la rarefazione strapaesana di Rosai, le sue figurette di bevitori sospesi nell’aria (cui Buratti risponde con omoni e donnone saldamente piantati -radicati, quasi – nel terreno) quanto la violenza espressionistica di Migneco o del primo Zigaina (a cui comunque Buratti è più vicino, soprattutto per la resa irta, spigolosa, di qualunque dato naturalistico). In certi elementi, come l’uso del collage per rendere la carta del giornale (“una piccola malizia”, confessa), si nota la memoria di soluzioni cubiste, ma qui a scomporre e ricomporre il mondo non è la geometria, bensì l’ironia, la capacità di conferire ad ogni immagine l’autonomia di una vignetta – Buratti è stato a lungo disegnatore umoristico -. E così ogni mostra si trasforma in un unico lungo racconto, vivacissimo di gesti netti, fisionomie rudi, scarpe grosse, mani callose. Un racconto sulla gente che si allontana dagli stereotipi della Romagna perché “la gente umile è uguale dappertutto”.

GIOVANNI LUISEN

Buratti e l’arte figurativa contemporanea

Raccontare le diverse sfaccettature del talento straordinario di Romano Buratti mi risulta facile e nel contempo complesso. Romano è l’artista dal tocco felice, sempre governato da un’enfasi creativa che non si è esaurita nei vari decenni di assiduo lavoro, alimentata da una sicura padronanza degli strumenti. Ogni elemento del linguaggio visivo: (segno – colore – spazio – composizione – luce e ombra) risulta condotto con dominio e competenza, egli può permettersi di disegnare in sicurezza direttamente con il pennello, e questo non è cosa da poco. Nei quadri di piccole dimensione emerge con chiarezza questa abilità, Ne risulta che viene esaltata nelle opere più impegnative e spesso di dimensioni monumentali dove l’artista si può esprimere con tutta l’irruenza segnica e la potenza cromatica. Ne risulta un insieme sempre carico di emotività e dinamismo. Queste indiscutibili qualità hanno permesso a Buratti di presentarsi oggi nella galleria più importante della sua città regalando a chi apprezza e conosce l’arte della pittura una occasione di gradevole soddisfazione e arricchimento spirituale.

olio su tela

Sarebbe tuttavia riduttivo soffermarsi sugli aspetti tecnici che così facilmente emergono, perché nell’opera del maestro cesenate non mancano i contenuti: è un frutto di bella buccia ma anche di buona sostanza. Le varie situazioni descritte ci presentano una gamma vasta di personaggi che palesano l’appartenenza a un mondo di schietta umanità, lontani dai contesti metropolitani della moderna società compiuterizzata che porta all’incomunicabilità e al distacco della concretezza dei rapporti umani, facendo scivolare in particolare le giovani generazioni in una sempre maggiore incertezza nel futuro. Nelle opere che Buratti ci propone si sente l’armonia della gente che lavora , si incontra, gioca, si diverte ballando. I personaggi in bicicletta o le tavolate allegre sono sempre situazioni che appartengono a una condizione positiva, serena, di sentimenti condivisi, dove la famiglia riveste ancora un ruolo fondamentale. Forse Romano proverà una certa nostalgia per questo mondo che scompare e non escludo che nel suo lavoro ci sia un messaggio di preoccupazione. Mi auguro che questa importante mostra sia visitata dai giovani, che potranno trarne qualche beneficio per l’aspetto estetico delle opere ma soprattutto per i contenuti in grado di favorire una riflessione critica sui modi di vivere che la nostra società sembra indicarci come insostituibile, senza alternative.

olio su tela

Grazie quindi a Buratti, pittore non sempre considerato per il valore che gli spetta. La “confusione” presente nel contesto artistico generale e locale, tuttavia, non gli ha certamente impedito di affermarsi, esponendo in sedi prestigiose nell’intero territorio nazionale. Occorre sottolineare inoltre, che, sempre senza ambiguità o coperture occulte pseudopolitiche care ai numerosissimi dilettanti, specialisti nell’autoreferenzialità, Buratti ha superato i confini nazionali unico, fra i cesenati: soprattutto in Germania e Francia, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Austria e Spagna è presente con opere di riconosciuto valore che danno lustro anche alla nostra città e lo collocano a pieno titolo tra i maestri dell’arte figurativa contemporanea.

Prof. CARLO PANZAVOLTA

Docente di disegno e storia dell’arte

Realismo sociale ed esistenziale

Quella di Buratti è una figurazione fortemente legata alla realtà sociale, al territorio, agli avvenimenti che scandiscono il passare del tempo e il mutare delle stagioni ”segnando” ineluttabilmente la vita individuale delle persone. In ogni sua opera rivive la memoria e il ricordo, il recupero di emozioni, sentimenti e atmosfere che quasi sempre sembrano rimandare a primi anni del “900, anni che in realtà sembrano lontanissimi se si considerano le conquiste tecnologiche e scientifiche o le grandi evoluzioni della comunicazione, ma sempre attuali per carica emotiva e poetica, per genialità ed invenzione artistica. Espressione che si avvicina al “Realismo Sociale” ma più ancora al “Realismo Esistenziale” in quanto nel nostro non c’è rivendicazione sociale e/o politica, ma piuttosto riflessione e contemplazione poetica, evocazione di un mondo semplice e incontaminato fatto di vita serena e sani principi, lontano dall’odierno frastuono, dal consumismo e dalla globalizzazione selvaggia, dal facile e obbligato arrivismo. Allora, le sue immagini vere e concrete, i suoi personaggi presi dalla vita di tutti i giorni si coprono di magia e stupore, vengono immersi in atmosfere incantate e fiabesche, in dimensioni rarefatte e sospese, in bilico tra sogno, memoria e verità.

olio su tela

Quella di Buratti è una figurazione fortemente legata alla realtà sociale, al territorio, agli avvenimenti che scandiscono il passare del tempo e il mutare delle stagioni ”segnando” ineluttabilmente la vita individuale delle persone. In ogni sua opera rivive la memoria e il ricordo, il recupero di emozioni, sentimenti e atmosfere che quasi sempre sembrano rimandare a primi anni del “900, anni che in realtà sembrano lontanissimi se si considerano le conquiste tecnologiche e scientifiche o le grandi evoluzioni della comunicazione, ma sempre attuali per carica emotiva e poetica, per genialità ed invenzione artistica. Espressione che si avvicina al “Realismo Sociale” ma più ancora al “Realismo Esistenziale” in quanto nel nostro non c’è rivendicazione sociale e/o politica, ma piuttosto riflessione e contemplazione poetica, evocazione di un mondo semplice e incontaminato fatto di vita serena e sani principi, lontano dall’odierno frastuono, dal consumismo e dalla globalizzazione selvaggia, dal facile e obbligato arrivismo. Allora, le sue immagini vere e concrete, i suoi personaggi presi dalla vita di tutti i giorni si coprono di magia e stupore, vengono immersi in atmosfere incantate e fiabesche, in dimensioni rarefatte e sospese, in bilico tra sogno, memoria e verità. E i contadini, i pescatori, i giocatori di carte, gli uomini delle osterie e le caratteristiche donne del popolo (contadine e massaie) diventano attivi protagonisti di umane vicende, di storie di vita cariche di umanità e partecipazione, si fanno scenografiche visioni felliniane dominate dall’invenzione e dalla creatività dove il soggetto realistico diventa tema visionario e fantastico. Anche il rapporto uomo-donna viene visto e interpretato con grande personalità e fresca vena creativa, senza mai scadere nel volgare o nella banale semplificazione descrittiva. Così l’aspetto affettivo-sentimentale e quello erotico spesso convivono e diventano l’uno complementare dell’altro, ma tutto viene affrontato con sottile ironia e senso poetico, con eleganza e raffinata interpretazione. Anche i suoi uomini, dai pantaloni larghi e dal “cavallo” basso cosi da apparirci goffi e trasandati, si vestono di umanità e infinita tenerezza. Pure dal punto di vista estetico-formale, Buratti presenta doti e capacità di grande interesse.

olio su tela

Il suo segno grafico è rapido e potente, sicuro e graffiante. Con pochi tocchi riesce a rendere la forza fisica e il carattere dei personaggi, gli stati d’animo, le ansie, il movimento, le intensità delle espressioni. I colori sono forti e puliti, di chiara derivazione Espressionista, come le “volute” dilatazioni di mani e piedi a rendere tutta la forza, fisica e interiore , di uomini e donne provati dalla fatica e dalla vita “grama”. Ogni tanto, nelle sue opere, compaiono interessanti ”tagli geometrici”, in pratica un post-cubismo rivisto e personalmente interpretato che scandisce lo spazio, sgretola la luce, anima le scene. Straordinario artista, Romano Buratti! Forse l’unico in grado di rendere con tanta forza e verità, con tanta emozione e sentimento, la poesia dei suoi luoghi e della sua gente.

LICINIO CARINI

Alla ricerca di un mondo ormai perduto

olio su tela

Un po’ Rosai, un po’ Migneco, ma soprattutto Buratti. Le sue mostre rappresentano una piacevole occasione per rammentare come, da presupposti identici, possono derivare conclusioni quanto mai differenti. Cresciuto in un ambiente contadino, Buratti trae spunto da queste sue memorie infantili per ricercare un mondo ormai perduto, ma senza velarlo di nessuna malinconia, senza elegia né idealizzazione. “Odio la retorica in qualunque forma” dice l’artista, e si vede: qui manca tanto la rarefazione strapaesana di Rosai, le sue figurette di bevitori sospesi nell’aria (cui Buratti risponde con omoni e donnone saldamente piantati -radicati, quasi – nel terreno) quanto la violenza espressionistica di Migneco o del primo Zigaina (a cui comunque Buratti è più vicino, soprattutto per la resa irta, spigolosa, di qualunque dato naturalistico). In certi elementi, come l’uso del collage per rendere la carta del giornale (“una piccola malizia”, confessa), si nota la memoria di soluzioni cubiste, ma qui a scomporre e ricomporre il mondo non è la geometria, bensì l’ironia, la capacità di conferire ad ogni immagine l’autonomia di una vignetta – Buratti è stato a lungo disegnatore umoristico -. E così ogni mostra si trasforma in un unico lungo racconto, vivacissimo di gesti netti, fisionomie rudi, scarpe grosse, mani callose. Un racconto sulla gente che si allontana dagli stereotipi della Romagna perché “la gente umile è uguale dappertutto”.

GIOVANNI LUISEN